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🌞Blog che parla del Friuli: in particolare delle minoranze linguistiche slovena,friulana e tedesca e non solo. ❤️ Sono figlia di madre slovena (Ljubljana) e di padre appartenente alla minoranza slovena della provincia di Udine🌞 (Benecia).Conosco abbastanza bene la lingua slovena.Sono orgogliosa delle mie origini.OLga

INNO SLOVENO

তততততততততততততততততততততততততততততততততততততততততততততততত INNO SLOVENO "Vivano tutti i popoli che anelano al giorno in cui la discordia verrà sradicata dal mondo ed in cui ogni nostro connazionale sarà libero, ed in cui il vicino non sarà un diavolo, ma un amico!"❤️ FRANCE PREŠEREN poeta sloveno তততততততততততততততততততততততততততততততততততততততততততততততত

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20 gen 2024

LA MIGLIOR CURA SI OFFRE A CASA


 Non è assolutamente dovuta al caso la riapertura dell’ambulatorio medico di Platischis. La dottoressa Jennifer Patriarca già frequentava assiduamente la zona per seguire i suoi assistiti. «Ero già presente in zona ogni 15 giorni – racconta la dottoressa Patriarca – andando casa per casa a visitare i miei pazienti a domicilio. Il problema, lassù, sono soprattutto gli anziani affetti da patologie croniche, che hanno bisogno di un monitoraggio sanitario, ma spesso non hanno mezzi di trasporto e hanno parenti che vivono lontani e non li possono portare in ambulatorio. Questo nonostante Platischis sia un paese dove tutti conoscono tutti, c’è una importante rete di solidarietà sociale spontanea e la gente è abituata ad aiutarsi nelle difficoltà. Ad esempio, c’è una signora che scende ogni giorno a Nimis, va in farmacia e fa le commissioni per tutti coloro che non possono provvedere da soli. E così mi è sembrato naturale e giusto mettermi in gioco con questa proposta dell’ambulatorio. E sorprendentemente, nei primi test che ho fatto di apertura dell’ambulatorio a Platischis con accesso libero e senza prenotazione, ho visto che vengono anche diverse persone del fondovalle, anche da Povoletto, che trovano comodo l’orario e il minor affollamento».

Dottoressa, però oggi scelte come la sua sono in controtendenza con gli orientamenti generali della sanità. Anche nelle Valli del Natisone si sta pensando di accentrare i medici in luogo centrale.

«È vero, io credo molto nella medicina di famiglia come era intesa una volta, fondata sullo stare vicina al paziente a casa. Che senso ha parlare di medicina del territorio sepoi i medici non sono sul territorio? Anche l’idea delle case della salute, che si prospettano, ha un senso ma fino ad un certo punto. Risponde alle esigenze di chi può muoversi, che ha l’auto. Ma l’anziano che non guida e che non può contare sul supporto di nessuno? Quando i medici di famiglia saranno “sepolti” in queste strutture centralizzate rimarrà scoperto chi in realtà ha più bisogno del medico di medicina generale, ovvero i malati cronici. E le cronicità vanno gestite a domicilio, altrimenti ci ritroveremo come hanno raccontato le cronache dei giorni scorsi con le sale dei pronto soccorso piene e lunghe code chilometriche fatte in prevalenza da malati cronici che hanno bisogno solo di una rassicurazione. Se il medico di famiglia non va più a domicilio, quando accade qualche evento acuto che preoccupa il paziente, chi ci va a casa? L’ambulanza che porta l’anziano al pronto soccorso e in ospedale».

Lei ha aperto da un anno circa a Nimis l’ambulatorio, ma ha una significativa esperienza di medicina del territorio… «Sì, durante la pandemia ho lavorato al distretto di Udine e ho visto i vantaggi di lavorare col paziente malato di Covid a domicilio rispetto alla ospedalizzazione. L’Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) di Udine è stata quella che ha avuto i più bassi tassi di ospedalizzazione dei pazienti durante il Covid e c’è un motivo: bisogna portare le medicine e l’assistenza a casa del paziente se non si vuole il paziente in ospedale».

Ma così non si creano delle domande improprie di salute che generano costi e sprechi?

«È normale che il paziente, di fronte a certi malesseri, necessiti di rassicurazioni di carattere medico e sanitario. La maggior parte delle telefonate che ricevo in ambulatorio riguardano non l’esigenza di una visita medica ma di rassicurazioni. Credo che il più efficace e meno dispendioso sistema per gestire questa necessità sia la creazione di una rete sociosanitaria che vede l’intervento di altre figure intermedie, come l’infermiere di comunità, ma sempre molto legate al territorio e orientate all’occorrenza all’intervento a domicilio. Il nostro lavoro per far funzionare bene la sanità è di spiegare al paziente che molte delle necessità che lui percepisce di accertamento diagnostico o di visita non sono necessarie. Ad esempio, molti, se provano dolore, chiedono subito risonanze magnetiche al ginocchio o alla spalla, malanni molto frequenti. Magari glielo ha suggerito il fisioterapista, o il vicino di casa, o l’hanno letto su internet. In realtà basterebbe una radiografia, molto meno costosa e più rapida nei risultati, per avere le stesse risposte. Manca una situazione di educazione sanitaria anche all’utilizzo delle risorse diagnostiche che abbiamo. L’educazione sanitaria è un compito del medico di famiglia. Spesso purtroppo non c’è il tempo. Ma per chi verrà sepolto in una medicina di gruppo aperta 10-12 ore al giorno e dovrà rispondere anche alle esigenze degli assistiti dei colleghi della medicina di gruppo, di tempo ce ne sarà ancora di meno o per nulla. Credo invece che sia importante la presenza del medico sul territorio, magari organizzando delle serate sanitarie in cui si approfondiscono delle tematiche di salute importanti per il cittadino e per parlare di prevenzione ».

Andrebbero dati maggiori incentivi ai medici che operano in zone più disagiate e periferiche?

«Ci sono già degli spiccioli che vengono dati e, per carità, sono utili, perché siamo liberi professionisti che non hanno uno stipendio fisso ma devono stare attenti all’equilibrio tra costi e ricavi. Ecco perché la specializzazione in medicina generale è spesso poco frequentata se non deserta. Gli incentivi dovrebbero esserci per l’apertura dello studio, premiando la gestione corretta del paziente e la diminuzione dell’ospedalizzazione e anche per l’acquisto di strumenti diagnostici. Io, per esempio, ho acquistato un ecografo e posso dare delle risposte rapide ai miei pazienti. Ma lo strumento costa ed è onerosa pure la formazione. Però io il paziente con sospetta colecistite non lo mando ad affollare il pronto soccorso ma gli do subito una risposta anche a casa sua, perché ho l’ecografo portatile. Anche alcuni problemi che normalmente portano all’ospedalizzazione possono essere risolti dal medico di famiglia a domicilio del paziente magari solo con il supporto di una ambulanza. La medicina più efficace si fa sul territorio e non sepolti dentro una medicina di gruppo». (Roberto Pensa)

dal Dom

1 commento:

⚠️Gradisco commenti e critiche per la crescita del blog.
Generalmente rispondo ai commenti,ma seguendo parecchi blog non sempre ci riesco.
OLga 😻

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