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12 dic 2020

Ci siamo. Il processo per la verità per Giulio è alle porte, coinvolti esponenti di spicco del regime di Al Sisi

 


Tra una ventina di giorni potrebbe avviarsi l'iter che porterà al processo vero e proprio. Uno stato di diritto come il nostro vuole che si rispetti la procedura, quella che in Egitto non conoscono, e che darà la possibilità agli indagati di effettuare delle proprie memorie. A processo finiranno esponenti di spicco della dittatura egiziana. Generali, colonnelli, in un paese retto da una dittatura militare, con un generale al potere, Al Sisi, con un colpo di stato che ha fatto cadere Morsi nel luglio del 2013. Nella conferenza stampa dei magistrati Michele Prestipino e Sergio Colaiocco è emersa la fatica umana nel raccontare le vicissitudini drammatiche, atroci, che Giulio ha dovuto patire. Grazie alla tenacia della famiglia di Giulio, dell'avvocato Ballerini e alle sue indagini difensive, nonostante sia stato reso difficilissimo il diritto alla difesa perchè in Egitto non poteva mettere piede senza correre il rischio di essere arrestata, della magistratura che si è attivata, è stato possibile avviare un qualcosa ai limiti dell'impossibile visto che buona parte della politica istituzionale italiana ed europea altro non hanno fatto che sostenere i rapporti di normalizzazione con l'Egitto che hanno avuto come effetto diretto la realizzazione di un diabolico muro di gomma. Inizia a cinque anni dall'uccisione di Giulio una nuova fase. Gli indagati che andranno a processo sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif per il reato di sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di quest'ultimo probabilmente ci sarà anche  il concorso in lesioni personali aggravate  e il concorso in omicidio aggravato. Una decina di indagati rimarranno fuori al momento dal processo perchè il muro di gomma egiziano, con un comportamento omertoso tipicamente in stile mafioso, ha favorito la tutela di altri soggetti coinvolti. Il processo ci sarà, sarà  uno solo e verrà fatto in Italia. In questo 10 dicembre, giorno della ricorrenza della tutela dei diritti umani, si è scritta una pagina tutt'altro che di retorica e sterile dialettica.  

Da questo preciso momento non ci sono più alibi. Come hanno ricordato per l'ennesima volta i genitori di Giulio, in una emozionante conferenza stampa, che è seguita a quella dei magistrati romani, non resta che dichiarare l'Egitto insicuro e richiamare l'ambasciatore per interrompere quella normalizzazione dei rapporti con l'Egitto che è da complici portare avanti come è stato fatto sino ad oggi in modo a dir poco scandaloso. Certo, è vero che c'è la presunzione d'innocenza, ma è anche vero che gli indizi sono così gravi, precisi e concordanti da costituire una chiara prova della colpevolezza del regime di Al Sisi in quello che è a tutti gli effetti un chiaro omicidio di Stato e che ha avuto come vittima purtroppo il nostro Giulio.
mb

RICORDI ...

 


Quando ero piccola (anni 60) per Natale andavo a trovare i nonni materni a Lubiana,Non era festa quel giorno,tutti lavoravano,nelle scuole si faceva lezione, nelle chiese  le messe come da noi in Italia.I regali ai bambini li portava "Dedek mraz"(nonno inverno),in casa  del nonno facevano l'albero e il Presepio.Io andavo a messa con i miei cugini,così una volta ritornata a Udine potevo raccontare come avevo passato Natale.Nessuno credeva che a Natale si potesse andare a Messa.Il dolce natalizio che non mancava mai sulla tavola era la "potica" con le noci simile alla gubana delle Valli del Natisone.

Oggi è tutto diverso;Natale è giorno festivo dal 1989.



Leggenda dell'albero di Natale

 A Natale, facciamo tutti l’albero. Bello e pieno di luci e colori. Ma vi siete mai chiesti da dove viene questa tradizione? Si dice che…


C’era una volta un boscaiolo molto innamorato di una giovane fanciulla, così che un giorno decise di sposarla. Per non farle mancare nulla il boscaiolo spendeva molto tempo nei boschi a tagliare la legna, sia per poterla rivendere in città sia per mantenere la casa sempre calda grazie al loro camino di pietra.

La sera di Natale, tornando a casa dal bosco, notò un maestoso abete sulla via del ritorno e, data la sua bellezza e imponenza, ne venne subito attratto. Ma, in particolare fu una cosa a catturare la sua attenzione. Nonostante la notte fosse incredibilmente buia, il boscaiolo notò che tra i rami dell’abete si riuscivano a cogliere le stelle e che proprio la luce delle stelle sembrava fuoriuscire dai rami.
Sbalordito da questo spettacolo il boscaiolo corse a casa per raccontare alla moglie questa cosa strabiliante. Sulla via del ritorno però, gli venne un’idea e tagliò un abete più piccolo. Una volta arrivato davanti a casa, piantò l’albero e mise delle piccole candele sui suoi rami in modo tale da rendere l’abete illuminato. Quando la moglie del boscaiolo lo notò dalla finestra ne rimase incantata e decise di volere sempre un albero illuminato a Natale.
E’ così che nacque l’albero di Natale.

https://www.cosepercrescere.it/la-leggenda-dellalbero-di-natale/fonte

11 dic 2020

L'albero di Natale in Piazza San PIetro

 


L'albero di Natale è, insieme con la tradizione del presepe, una delle più diffuse usanze natalizie. L'albero di Natale è un uso di origine nordica, particolarmente diffuso nell'area tedesca. Si tratta in genere di un abete o un sempreverde addobbato con palline, piccoli oggetti colorati, luci, festoni, dolciumi; alla base o sui rami si pongono piccoli regali impacchettati. Un tempo l'albero era sempre di origine naturale, di solito un piccolo abete che veniva tagliato nel bosco e portato in casa come addobbo natalizio. In epoca industriale iniziarono il commercio degli abeti coltivati e degli abeti di materiale plastico, in vari formati e colori.

L'abete può essere portato in casa o tenuto all'aperto, viene preparato qualche giorno o qualche settimana prima di Natale e rimosso dopo l'Epifania. Nelle grandi città è d'uso abbellire una delle piazze principali con un grande abete.

Quando l'albero viene collocato in casa, è tradizione in Italia che nei pressi o ai suoi piedi venga collocato anche il presepe, come pure siano collocati anche i regali di Natale ben impacchettati, in attesa del giorno della festa in cui potranno essere aperti.

Il grande abete sloveno: orgoglio nazionale

È la seconda volta che la Slovenia dona un albero di Natale al Papa. La prima fu nel lontano 1996 con Giovanni Paolo II. “Questa per noi - spiega Jakob Stunf, ambasciatore della Repubblica Slovena per la Santa Sede -  è una bella occasione di commemorare il trentesimo anniversario del Plebiscito Nazionale dove abbiamo preso la decisione di continuare la nostra via verso l'indipendenza nazionale. Siamo molto felici e orgogliosi quindi di poter donare proprio quest’anno, dopo 24 anni, un altro albero al Papa”.

Slovenia: terra verde di foreste

E gli addobbi che sono andati ad ornare gli altri alberi di Natale più piccoli donati al Vaticano, sono stati realizzati dai nonni e dai nipotini sloveni. “Con questa iniziativa – continua l’ambasciatore Stunf – abbiamo voluto dimostrare una cooperazione tra generazioni diverse, un collegamento tra i nonni e nipoti, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria. Abbiamo usato questa occasione come una opportunità dove le famiglie con i bambini e i nonni potevano fare qualcosa di creativo e contribuire così a questa festa”. Questo maestoso abete rosso, ha 75 anni, è alto 28 metri per un diametro di 70 centimetri, e arriva dalla Slovenia sudorientale, esattamente dal comune di Kočevje, sul fiume Rinža. “Le foreste coprono circa il 60% del territorio sloveno – sottolinea sua eccellenza Stunf - siamo molto orgogliosi e le curiamo molto bene, perché solo così si può presentare questa nostra idea di creare un futuro verde, ma anche molto creativo”. 

All’accensione dello scintillante albero, era presente anche l'arcivescovo metropolita di Maribor, mons. Alojzij Cvikl, come guida della delegazione slovena. “L’albero qui presente – ha detto ai presenti il presule - quest’anno viene da una zona della Slovenia che è bagnata dal sangue di martiri dopo la seconda guerra mondiale. Proprio perciò quest’albero sempreverde

L’albero sempreverde segno dell’amore infinito di Dio

All’accensione dello scintillante albero, era presente anche l'arcivescovo metropolita di Maribor, mons. Alojzij Cvikl, come guida della delegazione slovena. “L’albero qui presente – ha detto ai presenti il presule - quest’anno viene da una zona della Slovenia che è bagnata dal sangue di martiri dopo la seconda guerra mondiale. Proprio perciò quest’albero sempreverde, vuole essere segno dell’amore di Dio che è sempreverde ed eterno. In Gesù, Dio si inchina verso ognuno di noi perché ci vuole immensamente bene e ci vuole donare la propria pace”.

da https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2020-12/presepe-albero-natale-papa-sanpietro.html



Poesia di Siro Angeli poeta friulano

 


SIRO ANGELI


DICEMBRE NELLA STANZA

Dicembre nella stanza
vuota mi inoltra. Duole
agli occhi quel riflesso
di sole che si insinua

dalle persiane. Sole
sul bianco soffitto
due mosche immote stanno.
Ma la vita continua

dicono. Il raggio fruga
inquieto l'ombra, sfiora
il letto intatto. Dentro
lo specchio c'è una fuga

di oggetti che ti ignorano.
Rigermina, all'inganno
del raggio, una precaria
estate. Ed ebbre, adesso,

le mosche in una danza
d'amore e morte vanno.
La vita è così varia.
D'oro per un momento

palpitano nell'aria;
poi giù sul pavimento
scendono a capofitto
come la mia speranza.

(da “L’ultima libertà”, Mondadori, 1962)

https://cantosirene.blogspot.com/search?q=dicembre

Siro Angeli (Cavazzo Carnico27 settembre 1913 – Tolmezzo22 agosto 1991) è stato un poetadrammaturgo e sceneggiatore italiano.

10 dic 2020

L ' acqua si ritira ,salvi i mosaici della Basilica di Aquileia

 Aquileia venne fondata dai romani nel 181 a.C. e nei secoli successivi divenne la quarta città più importante dell'impero romano in Italia, dopo Roma, Milano e Capua.La città resistette alle ripetute incursioni barbare, ma capitolò quando gli Unni, guidati da Attila, nel 452 riuscirono ad entrare e a distruggere la città.

A partire dal primo secolo è diventata un importante centro della Cristianità, e secondo la tradizione tutto ebbe inizio con la predicazione dell'apostolo san Marco.
Riprese aeree con drone DJI Mavic Mini (drone inoffensivo 249 g)



Per conservare e rinvigorire i dialetti serve un impegno vero



 Minoranza slovena in Friuli-Venezia Giulia

SLAVIA FRIULANA BENEČIJA 

Per conservare e rinvigorire i dialetti serve un impegno vero Mi ha fatto un gran piacere vedere il telegiornale Rai in lingua slovena delle 20.30, quando ha mostrato come a Codromaz-Kodermaci, Canebola-Čenijebola e Masarolis-Mažeruola fosse viva la nostra lingua, chiaramente nella versione dialettale, ma pur sempre appartenente alla grande quercia della lingua slovena, come dichiarano da anni, inascoltati, gli slavisti italiani. Che si sia conservata e che i superstiti dello spopolamento l’abbiano mantenuta viva, fa grande piacere. Vedo ora che la Giunta regionale ha approvato un «Regolamento per la concessione di finanziamenti in favore del resiano e delle varianti linguistiche delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale». Si potrebbe dire, tanto tuonò che piovve. L’insistenza dei promotori per questi finanziamenti, dopo l’approvazione della legge statale in difesa dello sloveno, nel 2001, ha trovato udienza in Regione. Si sa che le decisioni politiche non sono dichiarazioni scientifiche né si fondano su studi di glottologia, ma rispondono ad una esigenza funzionale. Ciò che ci interessa particolarmente in questo caso, è l’uso dei finanziamenti. Dopo il 2001 è sorto un interesse mai visto per i dialetti. Potremmo dire che è il primo effetto positivo della legge di tutela, ma esso ha due esiti non coincidenti. Se questi finanziamenti vanno veramente per la promozione di queste varianti, siamo i primi a esultare. Da sempre sosteniamo i nostri dialetti e li consideriamo come base per la conoscenza anche della lingua corrente. Le due cose vanno bene e convivono in tutto il mondo, con buona pace di chi teme la scomparsa dei dialetti. Questi in realtà stanno scomparendo perché pochi li parlano, a partire da coloro che ora si affidano alla Regione. Dobbiamo affidarci a noi, altrimenti non succede proprio nulla. E allora ci sorge il sospetto che anche questo aiuto regionale sia una maschera per nascondere tutto e impedire quanto si vuole promuovere. Soprattutto se si vuole affermare che queste varianti fanno parte di una lingua slava scomparsa. Sarebbe veramente deplorevole e una presa in giro, che questi finanziamenti servissero ad altri scopi. Ma visto che l’astuzia umana ha mille risorse, dovremo fare attenzione per il buon uso di un bene comune. Marino Qualizza (Dom, 15. 11. 2020)

9 dic 2020

Kako so se obuale dan bot ženè v Terski dolini / Come si vestivano una volta le donne in Alta val Torre

 


   

Žené
          Donne       Ženske
          
po tersko     italiano          sloveno
skarpete       scarpet             non si usa questo tipo di calzatura
hlače             calze               nogavice
mudande       mutande           spodnje hlače      
kotula           vestito               obleka
srakica          camicia             srajca
*romau         grembiule          predpasnik
regipet           reggiseno          modrc
stan               gonna                krilo
pas               cintura               pas
gugja            maglia                majica
beran            fazzoletto           robec
                     da naso
ruta               fazzoletto            ruta
                    da testa

*dal friulano

scarpet


GUBANZA-GUBANA dolce tipico sloveno delle Valli del Natisone e della Slovenia

 


Dolce friulano tipico delle feste, ponte tra la cucina italiana e quella slovena. La ricetta originale è tipica delle Valli del Natisone, nelle zone di confine con la Slovenia.

Preparazione e ricetta del dolce tradizionale delle Valli del Natisone di Stefano Morandini. La parola gubana deriva dallo sloveno "gubati" cioè arrotolare, infatti questo dolce ha la forma di chiocciola. E' un dolce che si faceva per Natale, Pasqua, matrimoni e per la fine della fienagione. Traduzione dal dialetto sloveno. Ingredienti: Impasto per 2 gubane Mezzo chilo di farina ,3/4 uova, sale, la buccia di un limone grattugiato, 2 cubetti di lievito, due cucchiai tra burro sciolto ed olio,zucchero, una fiala di vanillina. Ripieno: 250 g di noci macinate, 100 g di amaretti sbriciolati, un cucchiaio di zucchero, un panino raffermo, un po' di burro,30 g di pinoli,100 g di uvetta ammollata nel marsala, mezzo bicchiere di grappa, qualche cucchiaio di cacao. Preparazione La pasta deve lievitare due volte. Mettere la farina sul tavolo ed aggiungere il lievito precedentemente sciolto in un po' di latte tiepido, zucchero e una presa di sale. La pasta deve essere piuttosto molle, altrimenti stenta ad alzarsi. Lavorare bene il composto. Coprire con un panno caldo e lasciar lievitare (deve raddoppiare) Nel frattempo rosolare nel burro i pinoli, poi il panino raffermo sminuzzato, sbriciolare gli amaretti che ci serviranno per il ripieno. Quando è ben lievitato si prepara per la seconda lievitazione. Scaldare il latte e metterci dentro il lievito sciolto nel latte e un po' alla volta il burro sciolto e le uova precedentemente sbattute. L'impasto deve essere morbido, se necessario aggiungere un po' di farina. La pasta deve essere lavorata per un quarto d'ora. Si copre con un panno e si aspetta che lieviti nuovamente (minimo un'ora) Mettere in una terrina tutti i componenti del ripieno. Quando è ben lievitato spianare col mattarello una sfoglia di 1 cm e mezzo, mettere sopra il ripieno con qualche fiocchetto di burro. Fare un rotolo, pressare livemente per chiuderlo ed arrotolarlo a chiocciola. Prendere una teglia imburrata,spennellare la gubana con la chiara d'uovo sbattuta e mettere nel forno preriscaldato. Cuocere a per circa un'ora e un quarto a 170°.

Buon appetito!

8 dic 2020

Proverbio friulano

 


Il proverbio friulano della settimana

di Vita nei campi
“A San Nicolò el frêt al dîs: soi cà cumò” ovvero a San Nicolò, il 6 dicembre, il freddo dice: eccomi qua”.




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Ivan Trinko

"O ti zemlja rodna, zemlja bedna, ki te milost božja, meni v last je dala" (I. Trinko) "O terra natia, terra misera, piccola, che la grazia divina, mi ha donato" (traduzione)

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Alta Val Torre/Terska dolina  

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